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Jan 27
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Rivoluzione industriale verde

Rifkin: presidente della Foundation on Economic Trends

È quello che lei chiama la terza rivoluzione industriale, un processo lento. Non si rischia di smarrirne il filo conduttore?
“Non è che l’elettricità ha sostituito il vapore da un giorno all’altro: sono cambiamenti epocali che procedono in maniera irregolare, con accelerazioni rapide in un’area e arretramenti in un’altra”.

Quali dovrebbero essere i prossimi passi della Casa Bianca per sostenere questo processo di cambiamento?

“Oltre alle centrali elettriche bisogna puntare sugli altri due pilastri della terza rivoluzione industriale. Prima di tutto intervenire sugli edifici non solo per limitare gli sprechi ma per compiere un salto tecnologico più impegnativo. Case e uffici devono produrre energia, non consumarla. Ormai la tecnologia per arrivare a questo risultato è a portata di mano: coibentazione, pannelli solari che avvolgono l’edificio, geotermia, energia dai rifiuti e anche il mini-eolico faranno sì che le case si trasformino in micro centrali elettriche”.


Il terzo pilastro?
“È la conseguenza logica del precedente. Il sistema che ho descritto ha una geometria profondamente diversa dall’attuale albero di distribuzione dell’energia elettrica, che segue il vecchio modello basato su alcuni grandi rami e i capillari a scendere. Nascerà l’internet dell’energia: una rete elettrica interattiva e decentrata, capace di leggere l’offerta e i bisogni che vengono da ogni punto creando in ogni momento la migliore sinergia possibile. È un modello più affidabile perché riduce i rischi di black out, più sicuro perché l’energia è prodotta sul posto, più democratico perché sostituisce il potere di pochi con il contributo di milioni di persone”.

da http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/obama-presidenza-2/rifkin-cianciullo/rifkin-cianciullo.html

  1. lithops posted this